domenica 27 marzo 2011

03. La Primavera Lontana

Un giorno a Londra arrivò la primavera lontana. Si presentò fasulla ed i suoi fiori si mostrarono immediatamente deboli, estranei, occasionali e dai colori autunnali. La primavera non sboccia mai a Londra, figurarsi se è di importazione e se arriva da dove non è mai sbocciata per davvero. Fu un apparentemente ampio e folcloristico rumore annoiato di quelli non assordanti, e se ne parlò a medio termine, come succede per ciò che stupisce senza convincere. Ciò che si racconta mai per davvero sfocia sempre attraverso le parole senza voce. Fu ben reclamizzata però e se ne parlò con calore. Anche quando si trattava di un calore coltivato nei lunghi giorni trascorsi a non appartenere agli ardori di quel fuoco che poteva esserne all'origine. La primavera lontana non interessava a nessuno a Londra, onestamente forse non arrivò davvero, e ci sentimmo meno soli di quanto non lo saremmo stati in quella moltitudine di colori in bianco e nero. Ci toccava profondamente ciò che arrivava dalla città che ci aveva sempre ospitato malvolentieri. Ogni cosa sembrava riguardare quegli aspetti che ci erano sembrati tanto cari fino al giorno in cui ci accorgemmo di non riuscire a condividerli. Frequentammo la primavera lontana per qualche giorno perchè avevamo voluto essere fiori e sentivamo il dovere di restituirci alla nostra storia. Ci ritrovammo presto in un giardino nuovamente estraneo e corrotto ed attorniati da figure poco familiari. Non posso assicurare che fossimo ormai davvero fiori, ma di certo ci ritrovammo in mezzo a grappoli di nani da giardino e ci defilammo come i fiori non potrebbero fare. Ci ritrovammo a raccontare il nostro imbarazzo per metafore, fingemmo una passione per la spiegazione metafisica, abbozzammo ancora una volta e tradimmo il nostro amore per la verità. Poi a Londra vennero giornate spruzzate da un timido sole e ci fu detto che la primavera lontana, quasi immediatamente e come spesso succede qui da noi, era stata spazzata via da un pò di pioggia.