martedì 20 settembre 2011

08. Il vaso cinese

Immagina di avere un vaso cinese fatto a mano. Non il migliore del mondo, non necessariamente pregiato, ma in qualche modo unico, bello, che ti piace, che rappresenta una buona storia. Sai che devi fare attenzione perchè se cade e si rompe è proprio un peccato. E poi cade e si rompe, e basta. All'inizio vuoi capire perchè, chi è stato, cosa potevi fare per evitarlo, di chi è la colpa e bestemmi e ti incazzi. Poi però puoi fare solo due cose; buttarlo via e rimpiazzarlo o incollarlo pezzo per pezzo, rimetterlo al suo posto cosciente che le crepe ti ricorderanno ogni volta che un giorno il vaso è caduto e si è rotto. Ma che prima di rompersi stava proprio bene. Non ci sono altre possibilità, tutto il resto che ti viene in mente è solo un palliativo per ovviare all'antipatia della situazione. In questo caso immagina anche che avevi anche un altro vaso che ti piaceva e ti dici "adesso prendo quello e intanto lo metto li per un pò che sicuramente me la fa andare giù meglio". Ma non lo trovi più, sai che è li da qualche parte, ma non lo trovi, lo hai perso di vista per troppo tempo. Non importano tanto i dettagli. Che differenza fa se qualcuno ha preso il vaso e l'ha buttato a terra con cattiveria ? O se a qualcuno è solo scivolato di mano mentre faceva le pulizie ? Che cosa cambia ? A  te interessava il vaso, non il modo in cui si sarebbe rotto.

07. La sconfitta finale

20 Settembre 2011 (1)

Ho come l'impressione di essere diventato piuttosto immune ad ogni forma di dispiacere. La mia adorata saggezza posticcia mi porta a comprendere, capire e preoccuparmi sempre più degli altri che di me stesso. Forse è anche che è più semplice, perchè occuparmi di me stesso è sempre più difficile, faticoso ed articolato. Perciò mi preoccupo di quello che mi circonda e lo faccio funzionare, in qualche modo, come forse fanno un pò tutti. Che è un pò la grande sconfitta finale che avevamo immagnato in qualche modo di scampare. Che in fondo era prevedibile. Sono qua con un sacco di sensazioni malvage e l'idea che l'unica cosa che stia funzionando sia davvero il mio nuovo status semi-borghese. Che forse era la cosa alla quale davo meno importanza e che meno mi interessava sviluppare qui a Londra. Insomma sembra un pò che questa città si sia portata via il meglio. E allora torni ad essere un buon faccendiere senza spunti ... che era quello che mi sentivo a Milano prima di decidere di cambiare tutto. Chissà ... è difficile ... sembra una di quelle storie che finisce con "finchè c'è la salute non ci si può lamentare". ‎Scegli di portare avanti una battaglia sincera e capisci che puoi solo vincerla imbrogliando o perderla a testa alta. D'accordo, c'è chi imbroglia e perde lo stesso e anche chi perde senza onore. Certo, non c'è limite al peggio. Ma tu hai smesso di credere che potevi vincere a mani basse. Quello diventa il momento in cui hai perso ed è un peccato che sia stato tu a stabilirlo"

06. Le cose sfuggite

14 Settembre 2011

Questo è stato il mio compleanno più vuoto forse. Ho dedicato molto tempo a fare spazio di recente e, come a volte succede, mi sono ritrovato a togliere troppo. Che forse oggi è un'immagine un pò malinconica, ma mi guardo intorno con più interesse e so che c'è spazio per molto di ciò che mi circonda. E che potrei abbracciare tanto di nuovo. Forse con un vecchio entusiasmo. Dipenderà da me forse. Allora spero di incontrarti un giorno. A volte sono così tante le cose che ci sfuggono senza una vera ragione.

05. Il deserto di spessore

9 Settembre 2011

Ancora una volta non sono riuscito a pensare a me e mi sono dedicato, ancora una volta, all'idea che qualcosa di mio non potesse essere cosi' sbagliato e malconcio. Ancora una volta non ho resistito a tutto quel senso di smarrimento. Ancora una volta ho sbagliato e ho smesso di andarmene. Sono tornato dove nell'ultimo anno sono stato solo un povero disperato fallito. Come nemmeno nei nostri scherzi del cazzo potevamo immaginare. Schernito ed umiliato dalla persona che più mi era vicina, che mi pagava l'affito quelle volte in cui facevo fatica e che mi detestava nelle sue confidenze. Ma sono tornato. Mi sono ripreso uno stralcio dei giorni più belli, un campione di ciò che poteva essere. Ho fatto finta che andasse bene e mi rimbalzo tra l'idea che il mio micromondo mi abbia messo nell'angolo della feccia per un anno e l'idea che in questo momento non dovrei essere qui e dovrei mostrare un pò di onore. Non ho più niente. Mi è rimasto una merda di lavoro rispettabile, che ho inseguito per mesi come uno stronzo, e che non mi serve a non sentirmi comunque peggiore di quando ero nella merda in tempesta. Messo nell'angolo per quel deserto di spessore che rappresentano questa massa di personaggi confidenziali e sorridenti da Libro Cuore del cazzo. Quelli che ti ascoltano perchè è sempre meglio di una sega. O forse che ti ascoltano perchè in fondo non hanno mai detto un cazzo. E si sono abituati che le cose le dicono gli altri. O forse che sono abbastanza ubriachi da non voler correre il rischio di sbiascicare. O forse è solo che sono talmente stupido che, dopo essere stato ridicolizzato, mi permetto anche il lusso di dare del deserto a chi fioriva sensazioni, mentre io rosolavo nella malinconia. Non dormo quasi più. Sono in una casa che non ha salvaguardato tutto quello di buono che avevo fatto negli ultimi sei anni e dove, per un anno, ho vissuto la mia vita da buffone in difficoltà. Quando mi dicevo "devo vederla che siamo in due e devo venirne fuori". Ma non siamo mai in due vero ? Non lo imparerò mai. Sono da giorni dentro il tentativo mediocre e già fallito di poter mandare giù anche questa, mentre "era strano vedere una casa sola, dove ce n'erano state due".

04. L'umanità appassionata

21 Luglio 2011

I suoi pensieri a riguardo mi ricordavano quanto spreco ci costi questo irrefrenabile desiderio di vestire e vestire e vestire ancora. Strato dopo strato. Anime che in fondo nella loro natura sono spesso meravigliose. Giorno dopo giorno mi ritrovo sempre più coinvolto in questa maliconica gioia che mi rimbalza tra ciò che siamo e ciò che mostriamo di voler essere. Senza motivo. Come se questo ci portasse verso ciò di cui abbiamo bisogno. I miei progetti oggi rappresentano per me il biglietto d'ingresso per quel luogo dove alla fine ci racconteremo di aver inseguito un'umanità più appassionata. Una cura più degna delle nostre potenzialità. Ognuno a modo nostro. Attraverso il modo in cui abbiamo amato ciò che abbiamo amato. Spero mi facciano entrare, con il suo permesso.